La montagna sacra

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La via che congiunge il cielo alla terra è il simbolo della montagna sacra, sulla cui cima si vive in contatto con gli Dei.

I Greci avevano l’Olimpo, gli Ebrei il Tabor, i popoli celti la Montagna Bianca, i Cinesi il K’uen-luen, gli Araucani (i valorosi abitanti della regione sudamericana che corrisponde all’odierno Cile) il monte Tenten.

Dove non c’erano montagne naturali, nelle regioni pianeggianti, gli uomini costruirono alture artificiali per onorare i loro dei.

Gli Egizi costruirono le piramidi, i Babilonesi le ziggurat, i Cinesi le pagode.

Il significato di queste costruzioni, l’unione tra il cielo e la terra, ci è rivelato anche dalle leggende che vi fiorirono intorno e dalla stessa etimologia. Nelle lingue indo-europee, nelle lingue parlate in gran parte dell’Europa e dell’Asia e che discendono da un unico ceppo linguistico, l’idea di montagna, altura, luogo elevato era indicata con una radice alb/alp. Da questa radice deriva, ad esempio, la parola che designa le Alpi.

Ma dalla stessa radice deriva anche la parola albero e così, anche nella storia del linguaggio, la parola montagna si associa a quella dell’albero.

Non solo, dalla stessa radice deriva anche la parola alba, nascita e, infatti, l’albero e la montagna compaiono nell’universo mitico al centro della prima grande nascita, la nascita del mondo.

E ancora, dalla stessa radice deriva spesso il nome di corsi d’acqua, come è il caso dell’antico nome Alpi, di un fiume affluente del Danubio che oggi si chiama Inn.

Quindi, l’acqua, la montagna, l’albero appartengono allo stesso scenario mitico e sacro, quello della creazione sacra era considerata nel Lazio preromano la città di Alba Longa, che, secondo il mito, era stata costruita su un monte nei pressi di una sorgente d’acqua.

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